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Accenni di storia dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro PDF Stampa E-mail
Martedì 23 Agosto 2011 08:59

Negli anni ‘40 e ’50 maturò, all’interno della Chiesa, la consapevolezza che i cristiani possono offrire un loro apporto originale per la costruzione della società.
Sorsero allora le Acli per la preparazione di uomini impegnati nel mondo del lavoro e nel sociale; presero vita molteplici Associazioni professionali e l’Azione Cattolica si impegnò nel mondo del lavoro attraverso i settori dei lavoratori e dei rurali.

Il Concilio Vaticano II e il “post-Concilio” portarono un’acquisizione aggiornata dell’impegno pastorale della Chiesa e iniziarono a prospettare una “pastorale d’insieme”, incarnata nella storia e rispondente al nuovo che stava emergendo.
Si sviluppò in questo contesto l’idea che anche la pastorale sociale e del lavoro non poteva essere delegata a qualche Associazione o Movimento, ma doveva essere assunta dalla Chiesa in quanto Chiesa.

L’8 maggio 1971 il Consiglio Permanente della CEI. affermava in un comunicato che la Chiesa italiana assumeva in proprio la pastorale del mondo del lavoro, senza più deleghe ad altri; e si decideva di istituire a livello nazionale, e in ogni diocesi, il “Gruppo sacerdotale della pastorale del lavoro", con lo scopo di riunire in un unico organismo quei sacerdoti che, a vario titolo e con diverse presenze, operavano in questo ambito pastorale.
I Gruppi avrebbero dovuto costituire il coordinamento, con un sacerdote delegato diocesano, della pastorale del mondo del lavoro ed essere i promotori dell’inserimento di questa pastorale all’interno della pastorale ordinaria delle Chiese locali, a partire dalla parrocchia.
Al tempo stesso, il comunicato prevedeva la nomina di un Vescovo Delegato per ogni regione e di un Sacerdote Incaricato regionale per coadiuvarlo nell’impegno di coordinamento; per il raccordo nazionale si prevedeva il Gruppo Sacerdotale Nazionale ed un Vescovo Delegato dalla CEI.

Nello stesso anno il Papa Paolo VI, in una udienza privata dedicata ai sacerdoti della pastorale del lavoro, così si espresse: “Carissimi confratelli, noi sentiamo profondamente, oltre alle parole che stiamo per dire e oltre gli atti che potremo fare, la vostra grande missione, la missione che la Chiesa vi impone: portare Cristo alla classe operaia; servire, amare, educare, formare la classe operaia. Cristo non deve essere estraneo a questa manifestazione della società…Oggi vorremmo offrirvi una specie di decalogo della pastorale del lavoratore. Ed eccone i punti….” (Roma, 4 dicembre 1971).
I dieci punti da Lui presentati possono essere così sintetizzati:

  1. avvicinare i lavoratori;
  2. uno sforzo per comprendere;
  3. i lavoratori sono soggiogati da ideologie diverse:comunismo e liberismo;
  4. la certezza che noi abbiamo un messaggio che non dobbiamo mutuare dagli altri;
  5. far sentire ai nostri lavoratori che non andiamo come colonialisti;
  6. il lavoro;
  7. la coscienza morale;
  8. la coscienza sociale;
  9. l’azione;
  10. l’annuncio di Gesù Cristo.

Le prime elaborazioni culturali, riassunte in parecchie relazioni del Vescovo delegato e del Segretario del gruppo nazionale, si articolavano sulle seguenti scelte: conoscere i lavoratori (la loro cultura, la loro condizione, i loro problemi e aspirazioni), amare i lavoratori (amore manifestato con atteggiamenti di ascolto, comunione, servizio); il rapporto tra la Pastorale del mondo del lavoro e il “Movimento Operaio”; la pastorale d’insieme (evangelizzazione, animazione cristiana); strutture della pastorale del lavoro (Gruppi sacerdotali, Commissioni diocesane, Delegato diocesano, zone pastorali, parrocchie, fabbriche, Gruppi di laici della pastorale del lavoro, associazioni laicali).

Tuttavia, la Pastorale del lavoro rimaneva quasi esclusivamente un’opera dei sacerdoti mentre i laici erano raramente coinvolti.
Si tentò di dare una soluzione al problema istituendo i gruppi della pastorale del lavoro denominati “gruppi di evangelizzazione”, tendenti a promuovere un impegno dei lavoratori cristiani per l’annuncio del vangelo nel loro mondo.
Altro problema era costituito dall’assenza nel Gruppo sacerdotale dei “preti operai”, esperienza che si andava sviluppando anche in Italia. Per una fattiva collaborazione sarebbe stato necessario un dialogo aperto e senza pregiudizi; situazione che non si verificò per lungo tempo per difficoltà sorte dall’una e dall’altra parte.

Alla fine del 1973 furono pubblicati, a cura della Commissione Episcopale, due Note pastorali che dovevano essere di supporto ai contenuti e all’organizzazione della pastorale del lavoro: “La Chiesa e il mondo rurale italiano” e "La Chiesa e il mondo industriale italiano”.
I due documenti, rappresentavano un primo passo importante verso l’inserimento della pastorale del lavoro nella pastorale ordinaria e verso il coinvolgimento di tutti i Vescovi in una riflessione su un tema pastorale spesso troppo dimenticato.

Nel 1975 viene costituito all’interno della Segreteria Generale della CEI l’Ufficio per la pastorale del lavoro.
Mons. Enrico Bartoletti, Segretario Generale della CEI, partecipando nel gennaio 1976 ad una sessione straordinaria della Consulta nazionale della pastorale del lavoro, affermava che che la costituzione dell’Ufficio è segno che ora tutta la Chiesa assume in pieno, con responsabilità totale, il servizio pastorale nel mondo del lavoro. Tutti debbono farsene seriamente carico pur essendo affidata ad alcuni in particolare: sacerdoti, laici, ecc.
L’Ufficio nazionale rappresenta il segno visibile della volontà della Chiesa di inserire la pastorale del lavoro nell’Organismo operativo della CEI come centro di ascolto, di orientamento e di azione pastorale. Tale struttura (Ufficio) dovrà realizzarsi in ogni regione e diocesi. È un auspicio e un invito. Forse le strutture avranno denominazioni diverse, anche se sarà meglio denominarle Commissione diocesana e regionale, e tuttavia avranno i medesimi compiti. La pastorale del lavoro è un impegno da prendere sul serio; impegno che richiede in ciascuno, competenza e inventiva, ma anche umiltà e fiducia.

Le scelte fondamentali ritenute urgenti furono:

  • l’impegno di tutta la chiesa, cioè, dei Vescovi, dei Sacerdoti, dei Religiosi/e e dei Laici.
    Si operò perché questa scelta fosse compresa e attuata, e perché scomparisse l’idea di delegare ad un qualche gruppo o ad una qualche Associazione la pastorale del lavoro.
    Non per questo erano escluse le Aggregazioni laicali, anzi, il loro impegno era decisivo per la riuscita di una pastorale che doveva vedere i lavoratori come i primi e immediati evangelizzatori dei lavoratori stessi.
  • L’attività della Chiesa in questo campo specifico non poteva non avere caratteristiche missionarie nei metodi e nei contenuti. Le strutture stesse della pastorale del lavoro dovevano avere questa qualità specifica; infatti il problema più urgente per il mondo del lavoro era la fede, per cui prioritaria era l’evangelizzazione.
  • L’azione pastorale doveva dedicarsi a tutto il mondo del lavoro nelle sue varie specificazioni e nei suoi vari settori, senza sottovalutare la specificità e l’originalità dei singoli settori produttivi.
  • Lo studio della situazione. Non si trattava, certamente, solo di un rilevamento sociologico della condizione, mentalità e cultura del mondo del lavoro: era, invece, un momento necessario richiesto per non “costruire sulla sabbia” e per una fedeltà al principio che per operare in quello specifico settore era necessario, come ricordava Papa Giovanni XXIII, essere “scientificamente competenti, tecnicamente capaci, professionalmente esperti” (PT n. 148); in pratica uno studio attento per sapere individuare linee e le presenze pastorali più adeguate attraverso sperimentazione e tentativi.
    Si ponevano, così, allo studio temi come: cosa vuol dire evangelizzare in una società industrializzata; il rapporto tra Vangelo e cultura operaia, contadina, dei ceti medi, ecc.; cristianesimo e marxismo; evangelizzazione e promozione umana; ecc.
  • Il coordinamento delle esperienze. Ogni esperienza, pur mantenendo la sua originalità e la sua autonomia, doveva sapersi riferire all’Ufficio nazionale e alla sua Consulta come ad un punto di orientamento e di coordinamento pastorale. Ciascuna presenza, infatti, non poteva esaurire tutta la pastorale del lavoro, ma era una linea del disegno più completo della presenza della Chiesa nel mondo del lavoro.

Con la costituzione dell’Ufficio nazionale per la pastorale del mondo del lavoro venne meno la figura del Vescovo delegato della CEI, e la Commissione episcopale per i problemi sociali assunse la denominazione "Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro”.
(tratto da Fernando Charrier, “Brevi cenni di storia dell’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro”)

 

Nella diocesi di Belluno-Feltre

Per molti anni la PSL è stata viva sia nelle diocesi di Belluno e di Feltre, sia in quella unita di Belluno-Feltre, soprattutto ad opera dell’Ufficio di PSL, del Movimento Lavoratori di AC, dell’Acli e di singole parrocchie sensibili alle problematiche del lavoro.
Alla fine degli anni ’80 lo sviluppo industriale, il processo di differenziazione del lavoro (non più solo lavoro manuale, ma esteso a molti settori, dall’industria alla tecnica, dai lavori manageriali ai servizi alla persona…), i diritti acquisiti, un mercato del lavoro molto fiorente, il diffuso benessere… hanno messo in crisi la pastorale tradizionale ed hanno prodotto anche un certo rilassamento della coscienza sociale.
Negli anni ‘90 nella nostra diocesi scompaiono un po’ alla volta i vari gruppi lavoratori e l’Ufficio PSL si riduce ad un solo referente con il compito di tenere i contatti con l’Ufficio CEI e poco più. L’unica realtà che rimane attiva, soprattutto in virtù dei servizi che offre, è l’Acli.
Il problema della PSL viene affrontato nel CPD prima con il Vescovo Brollo e poi con Mons. Savio.
Il 30 dicembre 2002 il Vescovo Mons. Vincenzo Savio approva il rinnovo dello statuto dell’Ufficio PSL e nomina il direttore affidandogli il compito di “rivitalizzare” la PSL.
Il 4 dicembre 2004, il Vescovo Mons. Giuseppe Andrich ripropone al Consiglio Pastorale diocesano la discussione sulle problematiche sociali, politiche e del mondo del lavoro riguardanti la nostra diocesi e auspica che riflessioni e indicazioni concrete su questi argomenti vengano offerte alla segreteria del sinodo in vista dell’assemblea sinodale.

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Settembre 2011 11:53
 


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