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Perchè dire NO al Cacciabombardiere F-35? PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessia   
Giovedì 17 Novembre 2011 13:00

Chi difende la Patria, un cacciabombardiere o 50.000 giovani impegnati per l’assistenza, la salvaguardia dell’ambiente e dei Beni Culturali, nella Protezione civile e nella difesa dei diritti di tutti? Basterebbe rinunciare ad un cacciabombardiere per avere 50.000 volontari SCN!

Anche se il Governo tiene bloccata da tempo (almeno dalla fine 2009) la decisione definitiva, l’Italia a breve potrebbe perfezionare l’acquisto di oltre 130 cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35: un programma che ad oggi ci è costato già 1,5 miliardi di euro ne costerà almeno altri 15, solo per l’acquisto dei velivoli, arrivando ad un impatto di 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.
Siamo quindi in gioco, come partner privilegiato, nel più grande progetto aeronautico militare della storia, costellato di problemi, sprechi e budget sempre in crescita, mentre diversi altri paesi partecipanti - tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti capofila! - hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione. In questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per tutti i settori della nostra società, diviene perciò importante effettuare pressione sul Governo italiano affinché decida di rivedere la propria intenzione verso l’acquisto degli F-35, scegliendo altre strade più necessarie ed efficaci sia nell’utilizzo dei fondi (verso investimenti sociali) sia nella costruzione di un nuovo modello di difesa. L'esempio del programma Joint Strike Fighter deve quindi servire come emblema degli alti sprechi legati alle spese militari e della necessità di un forte taglio delle stesse verso nuovi investimenti più giusti, sensati, produttivi.

Per questo noi diciamo:

NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra Costituzione
SI’
all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione
NO
alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi sulle tre tipologie)
SI’
all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro Paese
NO al programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi (in questo caso la guerra fredda) ed incapaci garantire Pace e sicurezza
SI’
all’utilizzo delle risorse umane del nostro Governo e delle nostre Forze Armate non per il vantaggio commerciale dell’industria bellica, ma per la costruzione di vera sicurezza per l’Italia
NO
al soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi strati di privilegiati
SI’
al ripensamento della nostra difesa nazionale come strumento a servizio di tutta la società e non come sacca di privilegi e potere

Con i nuovi tagli verso la morte del servizio civile

«Vergogna, vergogna, vergogna, è l’unica cosa che indignati possiamo gridare di fronte all’ennesimo taglio apportato con la Legge di Stabilità 2012 al fondo del Servizio Civile Nazionale». E’ quanto ha dichiarato oggi in un comunicato stampa Massimo Paolicelli, Presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti (AON), unendosi così agli allarmi sul futuro del servizio civile lanciati dalla Cnesc e dai Rappresentanti dei giovani volontari.

«Chiedere le dimissioni del sottosegretario con delega al Servizio civile, Carlo Giovanardi prosegue Paolicelli - sarebbe uno spreco di energie, infatti anche lui è impegnato con i suoi colleghi a tenere in vita un Esecutivo che palesemente sta togliendo ogni speranza di futuro per il nostro Paese». Il riferimento è, appunto, anche al servizio civile. «Infatti - ricorda il Presidente dell'AON - togliere fondi ad una esperienza come questa vuol dire: da un lato non dare speranza alle decine di migliaia di giovani che ogni anno vorrebbero avvalersi di questa opportunità per rendersi cittadini attivi ed aiutare il Paese nelle sue varie sfaccettature, dall’altro rinunciare ad un aiuto proprio in quei settori tartassati dai tagli del Governo!». Nel 2012 rispetto ai 113 milioni di euro previsti, sono rimasti nel fondo del servizio civile solo 68 milioni di euro, con un taglio del 39%, «insufficiente - secondo l'AON - anche a coprire i costi dei giovani partiti recentemente nel 2011 e che termineranno il loro servizio nel prossimo anno». «E’ palese - denuncia Paolicelli - che con queste premesse il servizio civile è destinato a morire. Tutto questo è ancora maggiormente vergognoso se si pensa che contestualmente il Governo sta per gettare 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35. Chi difende la Patria, un cacciabombardiere o 50.000 giovani impegnati per l’assistenza, la salvaguardia dell’ambiente e dei Beni Culturali, nella Protezione civile e nella difesa dei diritti di tutti?».

«Ci appelliamo al Parlamento – conclude Paolicelli - affinché ripristini almeno i fondi tagliati ed al Capo dello Stato perchè alzi alta la sua voce affinché la politica si faccia carico di salvare questa forma di difesa della Patria senza armi».

tratto da http://www.donboscoland.it

 
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Scritto da Administrator   
Lunedì 09 Ottobre 2006 07:49

LETTERA ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI
SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE NELLA CARITÀ E NELLA VERITÀ
(scarica l'enciclica)

 

«Una società che, a tutti i livelli, vuole intenzionalmente rimanere al servizio dell'essere umano è quella che si propone come meta prioritaria il bene comune, in quanto bene di tutti gli uomini e di tutto l'uomo. La persona non può trovare compimento solo in se stessa, a prescindere cioè dal suo essere 'con' e 'per' gli altri.» (CDSC 19)

 

«La Populorum Progressio 40 anni dopo. Sviluppo come vocazione dell'umanità»

S.E. Mons. GIAMPAOLO CREPALDI Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Propulsione all'Anno Accademico 2007-2008 Angelicum, 16 novembre 2007

SVILUPPO/PERSONA/DSC
La celebrazione del 40° anniversario della Populorum Progressio di Paolo VI, sarà un’ulteriore occasione per rivedere ed attualizzare gli insegnamenti di un’enciclica ancora molto attuale. Vorrei però soffermarmi su un aspetto che può scivolare inavvertito e, quindi, andare perduto. Mi riferisco al concetto di sviluppo come “vocazione” che la Populorum progressio enuncia al n. 15: «Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato ad uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione»definizione che potrebbe essere una chiave di lettura, su cui non mi sembra si sia insistito adeguatamente, dell’intera enciclica.
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«Vivere diversamente per uno sviluppo sostenibile e solidale»

MESSAGGIO DI BENEDETTO XVI° PER LA 92^ SETTIMANA SOCIALE DI FRANCIA

CREATO/GIUSTIZIA/SETTIMANE SOCIALI
Le vostre riflessioni sono chiamate a suscitare una nuova speranza affinché il pianeta possa continuare a nutrire tutti gli uomini che vi dimorano. Le nazioni più ricche sono chiamate a non sfruttare indebitamente le risorse dei Paesi in via di sviluppo senza riconsegnare nelle loro mani i redditi derivanti dalle risorse del loro suolo e sottosuolo. Si tratta dei principi elementari di giustizia e di equità e della destinazione universale dei beni della terra. È anche il sistema di lavoro sul quale occorre riflettere.
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«Non c'è sviluppo umano senza Dio»

Card. R. MARTINO. Introduzione alla plenaria del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

SVILUPPO/UMANESIMO/FRATERNITA'
“Non c’è vero sviluppo senza vocazione, e non c’è vocazione senza Dio”: a dirlo è stato il Cardinale Renato R. Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nell'introdurre questo martedì, a Roma, l’Assemblea Plenaria del suo Discastero nel 40° anniversario della Populorum progressio di Paolo VI. Da qui il triplice compito di promuovere: “un umanesimo aperto verso l’Assoluto”, giacché senza Dio l’umanità intera fatica a scoprire la sua vocazione nell’essere un’unica famiglia; “un pensiero nuovo sull’agire umano”, che superi la preminenza tecnica del fare sul ricevere e del produrre sull’accogliere; “la fraternità tra gli uomini”, per liberare lo sviluppo da una riduttiva interpretazione materialistica.
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